mercoledì 12 agosto 2009

AI CONFINI DELLA SESSUALITA’


E’ insita nell’uomo una spinta verso la conoscenza, che lo porta a relazionarsi con l’ambiente e con gli altri individui che lo circondano. Per fare ciò dispone di numerosi mezzi: i sensi, la mente, le sensazioni interiori, l’intuito, il corpo, la fantasia…
La sfera sessuale è uno degli infiniti campi in cui l’individuo cerca, esplora, trova, afferma, nega, costruisce, sperimenta la propria identità; è anche una realtà da cui non può prescindere e con cui si trova inevitabilmente a confrontarsi.
In occidente si è da tempo andato affermando e collaudando, come tramite per la conoscenza, il canale razionale, che porta la mente a osservare i fenomeni, cercando di definirli con spiegazioni coerenti in base alla logica di causa – effetto.
Tuttavia la sessualità, essendo alla base della vita stessa, è un fenomeno che di per sé non conosce i limiti entro cui si muove la mente razionale, non si lascia de-finire perché la sua essenza prende le mosse dall’ infinito.
Questa contrapposizione si riflette nella percezione che ogni individuo ha del sesso e nel modo in cui lo vive.
Ognuno di noi avrà avuto modo di constatare quanto sia alto il numero di persone che pensano che il sesso sia un argomento di cui è sconveniente parlare. Questa mancanza di comunicazione, oltre che minare il benessere delle coppie, è alla base di numerosi conflitti all’interno della stessa società.
Quante donne si sentono perseguitate dall’incubo della frigidità? E quanti uomini da quello dell’impotenza o dell’ansia da prestazione? Quanti discorsi si sono fatti su dimensioni e tempistiche? Quante volte si è cercato di definire il Desiderio, la Passione, il Pudore? Quante disquisizioni sulla Carne hanno fatto arrovellare menti laiche ed ecclesiastiche di ogni epoca? E quante definizioni condizionano il nostro comportamento?
In oriente l’uomo è andato incontro alla sessualità attraverso il tantra, disciplina antichissima che insegna a muoversi nel sesso; nel tantra è possibile andare oltre il piano sessuale dell'esistenza solo con la sua completa accettazione, utilizzando e spiritualizzando le proprie innate tendenze sessuali, verso una maggiore consapevolezza: infatti in sanscrito “tantra” significa proprio “metodo per ampliare la consapevolezza”.
Anche se praticando le tecniche tantriche diventiamo dei migliori amanti, questo non è l’obiettivo principale, quanto, piuttosto, un piacevole effetto collaterale; il rapporto con la sessualità è molto cosciente, rilassato, naturale e fare l’amore è considerato un atto sacro.

Orizzonti immaginativi

L’immaginario erotico può essere definito come la facoltà che l’essere umano ha di autoerotizzarsi mentalmente, attraverso la creazione di fantasmi1.
Tra immaginario sessuale e sessualità c’è la differenza che c’è tra il pensare e il fare.
Secondo Umberto Galimberti, docente di filosofia della storia all’Università di Venezia, ci sono due tipi di immaginario. Il più noto e frequente è quello che crea situazioni che il più delle volte non osiamo mettere in pratica: addentrandosi nei meandri del desiderio, si generano figure di eccitamento e seduzione, che seguono i sentieri delle passioni, gli impulsi, anche violenti, del pensiero-azione; l’individuo può scendere dall’altalena del pudore e della vergogna per lanciarsi nell’impetuosa corsa alla carne. Il palcoscenico di questa “messa in scena” si popola di personaggi che vanno, vengono, dicono, toccano, bramano. Questo tipo di immaginario è, per così dire, tutelativo: si può sperimentare la libertà di immaginare qualsiasi cosa a qualsiasi livello, si può fare e disfare, senza rischiare di far vacillare l’idea che abbiamo di noi stessi, nonché quella che pensiamo gli altri abbiano di noi.
Il secondo tipo di immaginario, pur essendo già, in qualche modo, presente archetipicamente nelle coscienze delle persone, è andato rafforzandosi e cristallizzandosi di pari passo all’evoluzione di quelle “scienze” che pretendono di definire l’uomo tout court: così, mentre antropologia, psicanalisi e sociologia imponevano distinzioni tra maschio e femmina, normalità e devianza, ordine e disordine, l’individuo ha finito con l’adottare i loro parametri e con l’impersonarne le proiezioni immaginarie, perdendo progressivamente il contatto con la propria natura e adottando la visione che della natura proponevano tali scienze. Potremmo definire questo secondo tipo di immaginario come un comportamento mentale codificato.
Questi due universi immaginativi, l’uno più attivo, l’altro, in un certo senso, subìto, si incontrano, convergendo verso un fine comune: tenere l’individuo a distanza dall’esperienza sessuale autentica, da quell’abisso ancestrale in cui anche una sola, e seppur sincopata, emozione ha un potere di sconvolgimento notevolmente maggiore rispetto alla più estrema figura dell’immaginario.

Contatto te, contatto me

Un giorno mi trovavo ad assistere a un convegno e uno dei relatori propose al pubblico di partecipare ad un breve esperimento. Eravamo seduti gli uni accanto agli altri e ci fu chiesto di chiudere gli occhi per qualche istante; fummo
poi invitati ad appoggiare le mani sulle gambe del nostro vicino, semplicemente appoggiarle e focalizzare la nostra attenzione sulla superficie di contatto. Ancora qualche momento a occhi chiusi e l’esperimento era finito. Allora ci chiese se avessimo percepito più distintamente la superficie del palmo della nostra mano o quella della gamba del vicino... Il fatto è che non c’era stata alcuna differenza di percezione delle le due superfici.
Per questo genere di percezione l’uomo è in grado di proiettare di fronte a sé un mondo sessuale, per cui accarezzare non è soltanto toccare, guardare non è solo vedere, sentire non è solo udire2.
Quando il nostro corpo desidera il contatto con un altro corpo, inevitabilmente desidera anche il contatto con se stesso: questo è uno di quei casi in cui non si sa se sia nato prima l’uovo o la gallina….
Nell’autoerotismo, ad esempio, si ha a che fare solo con il proprio corpo, lo si esplora, lo si conosce, si arriva a una certa soddisfazione, ma non si scopre la sessualità vera e propria, in quanto questa viaggia insieme al desiderio e quest’ultimo desidera che il mio corpo venga trasceso dal corpo dell’altro: ci si scopre esseri sessuati nel momento in cui si desidera l’altro. Quando l’altro mi se-duce (cioè mi conduce a sé) il mio corpo è inizialmente turbato dal fatto che in questo nuovo campo di gioco comune non valgono più le regole che valevano nell’autoerotismo: l’altro destruttura quell’ordine che fino a ora mi era familiare. Entra allora in gioco la passione, che è patire la presenza dell’altro che sconvolge la mia.
Quindi, il desiderio è la nuova esperienza che faccio del mio corpo, nel momento in cui scopro l’altro come corpo3.
L’aspetto forse più affascinante e insieme inquietante dell’incontro tra due corpi è una certa ambivalenza di fondo, che, secondo me, va presa con curiosità, e non con diffidenza: questa ambivalenza è rappresentata dalla carezza, la quale sta al desiderio come il linguaggio verbale sta al pensiero. Accarezzare il corpo di un altro non è la stessa cosa che passare la mano su una superficie inanimata, accarezzare il corpo di un altro modifica la stessa azione del mio accarezzare: quando la mia mano prende la mano di un altro è a sua volta presa da quella mano. In questa dinamica di dare e ricevere è insito un enigma, in quanto nessuno dei due conosce le intenzioni dell’altro e il senso o il non-senso dell’incontro si costituisce di momento in momento, sull’onda del desiderio.
Il corpo è il vero protagonista della nostra esistenza, rivela il modo in cui percepiamo e viviamo il mondo; invia continuamente, a noi stessi e agli altri, una sorprendente molteplicità e varietà di messaggi tramite il suo linguaggio non verbale: la postura, la gestualità, la prossemica, la mimica, la parafonia, gli stimoli subliminali (come gli odori).
Se molti cercano di conciliare realtà apparentemente distinte dell’essere umano, quella psichica, quella fisica e quella spirituale, il corpo dice nella sua unica presenza il proprio modo di essere al mondo.


L’invito, a questo punto, è quello ad andare oltre, a trans-gredire , a varcare la porta dell’ignoto e del misterioso, a lasciarsi alle spalle la soglia dell’immaginario, per accedere alla vera realtà e dare spazio e voce, tramite la propria sessualità, alla follia che regna sovrana in noi e non conosce codici né devianze, non giudica né classifica, semplicemente si esprime così com’è.





Note:

1 Willy Pasini, Claude Crépault, Umberto Galimberti, "L'immaginario sessuale", Raffaello Cortina Editore, Milano, 1988 – pag. 29.
2 Willy Pasini, Claude Crépault, Umberto Galimberti, "L'immaginario sessuale", Raffaello Cortina Editore, Milano, 1988 – pag. 127.

3 Willy Pasini, Claude Crépault, Umberto Galimberti, "L'immaginario sessuale", Raffaello Cortina Editore, Milano, 1988 – pag. 156.


Bibliografia:

Willy Pasini, Claude Crépault, Umberto Galimberti, "L'immaginario sessuale", Raffaello Cortina Editore, Milano, 1988.







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